Editoriale andiamo 3/2008
Data: Giovedì, 22 maggio @ 07:46:23 CEST
Argomento: Articoli


Due stoppini

Il nipote di Rabbi Baruch, il giovane Israele, usava gridare quando pregava. Un giorno il nonno gli disse: “Figlio mio, rifletti sulla differenza tra uno stoppino di cotone e uno stoppino di canapa. L’uno brucia silenziosamente, l’altro crepita. Credimi: basta un unico movimento vero, sia pure del dito piccolo del piede.”

 (M. Buber, I racconti dei Chassidim, Garzanti, 1979)

 


Pregare in verità, pregare per diventare veri. A muoversi sia tutto il nostro corpo, presso i  muri del pianto che tracciano ogni giorno il perimetro  dell’esistenza, purché il fremito che ci attraversa attinga alla verità del nostro essere.  Oppure si muova solo la punta di un dito, anche invisibile, ma in sintonia con un’intenzione limpida,  che non sfuggirà a un Dio che vede nel segreto.  “Mani innocenti e cuore puro”, come dire  l’intero essere, dall’estremità interiore a quella periferica, tutto salirà gradito a Dio, sospinto da quell’atomo di Vero che ci rende trasparenti della sua stessa vita. 
Quale o  quanta  sia la preghiera  non servirà da credenziale,  a spalancarci le braccia del Padre basterà un sussulto nascosto:   per chi ama, non è più bello ciò che  non si vede?  
Fare strada -  tanta  - , porre le basi,  vivere a lungo,   sfidare le altezze: il calcolo,  nel problema della vita,  sembra esigere  misure  che delimitino quell’area, ampia,  su cui lasciare le impronte del nostro passaggio,  gloriose o meschine, anche queste chiamate all’appello della Verità.
“Non a misura, ma a peso”, ammonirebbe la nostra  Santa Fondatrice, cioè con criteri diversi, altre unità,  e lei parlava del modo di educare i giovani, anche questa una relazione di amore. 
Viene a mente  l’esercitazione sul peso specifico, in quinta elementare,  quando abbiamo capito che  per andare in profondità non è indispensabile essere grandi,  anche nel cuore delle persone, sicuramente in quello di Dio. E’ un abisso di tenerezza e di compassione,  che si apre a  un  nostro silenzioso gemito,  un impercettibile moto dell’anima,  semplice e vero.  E  se ci toccherà gridare, scomposti,  nei misteri dolorosi della vita,  sarà un altro il modo di essere veri, ma uguale l’abbraccio in cui Dio ci stringerà,   sulla  porta già aperta del suo cuore.

                          sr Gianna Lessio
 









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